Dicembre entra piano nelle aule della scuola dell’infanzia e porta con sé lucine, profumo di colla e carta colorata, voci piccole che cantano senza paura di sbagliare. Per i bambini di 3 e 4 anni il Natale non è una data sul calendario, ma un tempo speciale fatto di attese semplici e meraviglia.
Nei giorni che precedono le feste, la scuola si trasforma. Le mani impiastricciate di tempera diventano strumenti preziosi per creare alberi storti, stelle troppo grandi, palline che non sono mai uguali. Ed è proprio lì la bellezza: ogni addobbo racconta una storia, ogni disegno è un pensiero donato con serietà assoluta.
Il Natale, visto da loro, è condivisione. È sedersi in cerchio ad ascoltare una storia, scambiarsi un sorriso, imparare a dire “grazie” e “per favore” senza sapere che si sta imparando qualcosa di importante. È la gioia di preparare un piccolo lavoretto per mamma e papà, custodendo il segreto come fosse un tesoro.
Poi, quasi senza accorgersene, arriva gennaio e con lui una figura un po’ buffa e un po’ misteriosa: la Befana. Niente perfezione, niente luci scintillanti. Solo una vecchietta che vola su una scopa e riempie calze. E ai bambini questo piace moltissimo. Perché la Befana non chiede di essere bravi tutto l’anno: arriva comunque, con dolcezza e un pizzico di carbone che fa sorridere.
A scuola si parla di lei come di un’amica lontana, si leggono storie, si appendono calze colorate, si gioca a immaginare. Ancora una volta, non conta il risultato, ma il momento condiviso.
Natale e Befana, nella scuola dell’infanzia, non sono feste da spiegare, ma da vivere. Sono occasioni per stare insieme, rallentare, crescere senza fretta. E mentre gli adulti guardano l’orologio, i bambini insegnano che la magia esiste davvero, almeno fino all’ultima briciola di biscotto nella calza.
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